14 A 8. CLEM. ALEX. strom. I 62 [II 39, 17]. Pitagora di Mnesarco era, secondo Ippoboto, di Samo; secondo Aristosseno, nella Vita di Pitagora [fr. 11 b Wehrli] e Aristarco [o Aristotele, secondo il Preller; fr. 190 Rose] e Teopompo [F.Gr.Hist. 115 F 72 II 550] tirreno; secondo Neante [F.Gr.Hist. 84 F 29 II 198] sirio o tirio. Per la maggior parte degli scrittori Pitagora era dunque di stirpe barbara. DIOG. LAERT. VIII 1. Secondo Ermippo era di Samo, secondo Aristosseno [fr. 11 a Wehrli] era tirreno, di una delle isole che gli Ateniesi occuparono cacciandone i Tirreni. PORPHYR. v. Pyth. 2. Neante [F.Gr.Hist. 84 F 29 II 198] afferma che secondo altri il padre suo fu uno dei Tirreni che si stabilirono in Lemno.6* DIOG. LAERT. I 118. Aristosseno, nel libro Su Pitagora e sui suoi discepoli [fr. 14 Wehrli] dice che Ferecide [cfr. 7 A 1] fu sepolto da Pitagora a Delo.7* PORPHYR. v. Pyth. 9. Aristosseno [fr. 16 Wehrli] dice che a quarant'anni, vedendo che la tirannide di Policrate era troppo dura perché un uomo libero potesse sopportarne l'autorità e la signoria, lasciò Samo e andò in Italia.8* THEOL. ARITHM. p. 52, 8 de Falco [da Anatolio]. Ora, poiché il cubo di 6 è 216, numero che esprime, quando s'aggiungano i 6 giorni impiegati dal germe per farsi schiumoso e iniziare la germinazione, il tempo necessario alla nascita delle cose che nascono in 7 mesi, il pitagorico Androcide, autore del libro Sui simboli, e il pitagorico Eubulide, e Aristosseno [fr. 12 Wehrli] e Ippoboto e Neante [F.Gr.Hist. 84 F 33 II 200] che ci tramandarono le notizie su di lui, dissero che le sue reincarnazioni avvennero ad intervalli di 216 anni. Pitagora rinacque dunque e rivisse, secondo che tramandano costoro, dopo il primo sviluppo e il ritorno del cubo del 6, numero generatore di vita e insieme ricorrente per la sua sfericità: e ancora rinacque dopo altrettanti anni. Tutto questo è dimostrato dal fatto che l'anima di Euforbo ritornò in vita nei tempi espressi da questo numero: si trova invero che passarono appunto 514 anni dalla guerra di Troia a Senofane fisico, e ai tempi di Anacreonte e di Policrate, e all'assedio degli Ioni per opera di Arpago Medo, e alla cacciata dalla loro città dei Focesi che allora, usciti dalla patria, fondarono Marsiglia: e Pitagora è appunto contemporaneo di tutti costoro. Si racconta infatti che quando Cambise s'impadronì dell'Egitto, vi fece prigioniero Pitagora che ivi dimorava insieme coi sacerdoti, e che Pitagora, venuto quindi a Babilonia, vi fu iniziato ai misteri; e Cambise visse appunto al tempo di Policrate, per sfuggire alla cui tirannide Pitagora era passato in Egitto. Ora, se si toglie [al numero 514] due volte il periodo ciclico, e cioè due volte 216, restano gli 82 anni della vita di Pitagora. DIOG. LAERT. VIII 4. Eraclide Pontico [fr. 37 Voss; cfr. 7 B 8] tramanda ch'egli diceva questo di sé, che una volta era stato Etalide e considerato figlio di Ermes, e che Ermes gli aveva permesso di domandargli qualunque cosa volesse, tranne l'immortalità. Egli aveva allora domandato di poter serbare ricordo degli avvenimenti durante il ciclo delle nascite e delle morti. Così ricordava tutto durante la vita, e anche dopo la morte serbava il ricordo. In seguito era tornato in vita nel corpo di Euforbo, ed era stato ferito da Menelao. Ed Euforbo raccontava d'essere stato una volta Etalide, e d'aver avuto quel dono da Ermes, e diceva quali erano state le peregrinazioni della sua anima, e in quante piante e in quanti animali era venuta, e che cosa aveva sofferto nell'Ade, e che cosa sopportavano le altre anime. (5) Poi, dopo la morte di Euforbo, l'anima era passata in Ermotimo, il quale, volendo anche lui dar prova della sua memoria, s'era accostato all'oracolo dei Branchidi ed era entrato nel tempio d'Apollo e aveva mostrato lo scudo, ch'egli diceva dedicato da Menelao al suo ritorno da Troia, già marcito e con intatta soltanto la figura in avorio. Morto Ermotimo, era rinato come Pirro di Delo, pescatore: e Pirro a sua volta ricordava ogni cosa, d'essere stato un tempo Etalide, e poi Euforbo, e poi Ermotimo, e poi Pirro. Morto Pirro, era rinato come Pitagora, e ricordava tutta la storia ora raccontata.
G GELL. noct. att. IV 11, 14. E' noto che Pitagora stesso soleva dire d'essere stato inizialmente Euforbo. Più tarde sono le notizie tramandate da Clearco [fr. 10 Wehrli] e da Dicearco [fr. 36 Wehrli], che egli fu poi Pirandro, poi Etalide, poi una bella donna, meretrice, che aveva nome Alco.9* /
14 A 8. CLEM. AL. Strom. I 62 [II 39, 17 St.] Πυθαγόρας μὲν οὖν Μνησάρχου Σάμιος, ὥς φησιν Ἱππόβοτος, ὡς δὲ Ἀριστόξενος ἐν τῶι Πυθαγόρου βίωι [fr. 1 FHG II 272] [I 99. 15 App.] καὶ Ἀρίσταρχος [ Ἀριστοτέλης Preller, fr. 190 Rose] καὶ Θεόπομπος [F.Gr.Hist. 115 F 72 II 550] Τυρρηνὸς ἦν, ὡς δὲ Νεάνθης [F.Gr.Hist. 84 F 29 II 198] Σύριος ἢ Τύριος. ὥστε εἶναι κατὰ τοὺς πλείστους τὸν Πυθαγόραν βάρβαρον τὸ γένος. DIOG. VIII 1 ὡς Ἀριστόξενος, Τυρρηνὸς ἀπὸ μιᾶς τῶν νήσων ἃς ἔσχον Ἀθηναῖοι Τυρρηνοὺς ἐκβαλόντες [Lemnos, vgl. Neanthes b. PORPH. V. P. 2.] DIOG. I 118 [I 99. 20 App.] Ἀριστόξενος δ' ἐν τῶι Περὶ Πυθαγόρου καὶ τῶν γνωρίμων αὐτοῦ [a. O. fr. 3] φησι νοσήσαντα αὐτὸν [Pherekydes 7 A 1] ὑπὸ Πυθαγόρου ταφῆναι ἐν Δήλωι. PORPHYR. V. P. 9 γεγονότα δ' ἐτῶν τεσσαράκοντά φησιν ὁ Ἀριστόξενος [a. O. fr. 4] καὶ ὁρῶντα τὴν τοῦ Πολυκράτους τυραννίδα συντονωτέραν οὖσαν, ὥστε καλῶς ἔχειν ἐλευθέρωι ἀνδρὶ τὴν ἐπιστασίαν τε καὶ δεσποτείαν [μὴ] [I 99. 25 App.] ὑπομένειν, οὕτως δὴ τὴν εἰς Ἰταλίαν ἄπαρσιν ποιήσασθαι. THEOL. ARITHM. (aus Anatolios) p. 40 Ast Ἀνδροκύδης δὲ ὁ Πυθαγορικὸς ὁ Περὶ τῶν συμβόλων γράψας καὶ Εὐβουλίδης ὁ Πυθαγορικὸς καὶ Ἀριστόξενος [fr. 12 Wehrli] καὶ Ἱππόβοτος καὶ Νεάνθης [F.Gr.Hist. 84 F 33 II 200] οἱ 〈τὰ〉 κατὰ τὸν ἄνδρα ἀναγράψαντες σ̅ι̅ς̅ ἔτεσι τὰς μετεμψυχώσεις τὰς αὐτῶι συμβεβηκυίας ἔφασαν γεγονέναι. μετὰ τοσαῦτα γοῦν ἔτη εἰς παλιγγενεσίαν ἐλθεῖν [I 99. 30 App.] Πυθαγόραν καὶ ἀναζῆσαι ὡσανεὶ μετὰ τὴν πρώτην ἀνακύκλωσιν καὶ ἐπάνοδον τοῦ ἀπὸ ἓξ ψυχογονικοῦ κύβου, τοῦ δ' αὐτοῦ καὶ ἀποκαταστατικοῦ διὰ τὸ σφαι ρικόν, ὡς δὲ καὶ ἄλλην διὰ τούτων ἀνάζησιν ἔσχε˙ ὧι καὶ συμφωνεῖ τὸ Εὐφόρβου τὴν ψυχὴν ἐσχηκέναι κατά γε τοὺς χρόνους˙ φ̅ γὰρ καὶ ι̅δ̅ ἔτη ἔγγιστα ἀπὸ τῶν Τρωικῶν ἱστορεῖται μέχρι Ξενοφάνους τοῦ φυσικοῦ καὶ τῶν Ἀνακρέοντός τε καὶ Πολυκράτους
[I 99. 35] χρόνων καὶ τῆς ὑπὸ Ἁρπάγου τοῦ Μήδου Ἰώνων πολιορκίας καὶ ἀναστάσεως, [I 100. 1 App.] ἣν Φωκεῖς φυγόντες Μασσαλίαν ὤικησαν˙ πᾶσι γὰρ τούτοις ὁμόχρονος ὁ Π. ὑπὸ αμβύσου γοῦν ἱστορεῖται Αἴγυπτον ἑλόντος συνηιχμαλωτίσθαι ἐκεῖ συνδιατρίβων τοῖς ἱερεῦσι, καὶ εἰς Βαβυλῶνα μετελθὼν τὰς βαρβαρικὰς τελετὰς μυηθῆναι, ὅτε Καμβύσης τῆι Πολυκράτους μέχρι τυραννίδι συνεχρόνει, ἣν φεύγων [I 100. 5] εἰς Αἴγυπτον˙ μετῆλθε Πυθαγόρας. δὶς οὖν ἀφαιρεθείσης τῆς περιόδου (τοῦτ' ἔστι δὶς τῶν σ̅ι̅ς̅ ἐτῶν) λοιπὰ γίνεται τὰ τοῦ βίου αὐτοῦ π̅β̅. DIOG. VIII 4 τοῦτόν [Pythagoras] φησιν Ἡρακλείδης ὁ Ποντικὸς [fr. 37 Voss, vgl. 7 B 8] περὶ αὑτοῦ τάδε λέγειν, ὡς εἴη ποτὲ γεγονὼς Αἰθαλίδης καὶ Ἑρμοῦ υἱὸς νομισθείη˙ τὸν δὲ Ἑρμῆν εἰπεῖν αὐτῶι ἑλέσθαι ὅ τι ἂν βούληται πλὴν ἀθανασίας. αἰτήσασθαι [I 100. 10 App.] οὖν ζῶντα καὶ τελευτῶντα μνήμην ἔχειν τῶν συμβαινόντων. ἐν μὲν οὖν τῆι ζωῆι πάντων διαμνημονεῦσαι˙ ἐπεὶ δὲ ἀποθάνοι, τηρῆσαι τὴν αὐτὴν μνήμην. χρόνωι δ' ὕστερον εἰς Εὔφορβον ἐλθεῖν καὶ ὑπὸ Μενέλεω τρωθῆναι. ὁ δ' Εὔφορβος ἔλεγεν, ὡς Αἰθαλίδης ποτὲ γεγόνοι, καὶ ὅτι παρ' Ἑρμοῦ τὸ δῶρον λάβοι καὶ τὴν τῆς ψυχῆς περιπόλησιν, ὡς περιεπολήθη καὶ εἰς ὅσα φυτὰ καὶ ζῶια παρεγένετο καὶ ὅσα ἡ ψυχὴ [I 100. 15 App.] ἐν τῶι Ἅιδηι ἔπαθε καὶ αἱ λοιπαὶ τίνα ὑπομένουσιν. (5) ἐπειδὴ δὲ Εὔφορβος ἀποθάνοι, μεταβῆναι τὴν ψυχὴν αὐτοῦ εἰς Ἑρμότιμον, ὃς καὶ αὐτὸς πίστιν θέλων δοῦναι ἐπανῆλθεν εἰς Βραγχίδας καὶ εἰσελθὼν εἰς τὸ τοῦ Ἀπόλλωνος ἱερὸν ἐπέδειξεν ἣν Μενέλαος ἀνέθηκεν ἀσπίδα (ἔφη γὰρ αὐτόν, ὅτ' ἀπέπλει ἐκ Τροίας, ἀναθεῖναι τῶι Ἀπόλλωνι τὴν ἀσπίδα) διασεσηπυῖαν ἤδη, μόνον δὲ διαμένον τὸ ἐλεφάντινον [I 100. 20] πρόσωπον. ἐπειδὴ δὲ Ἑρμότιμος ἀπέθανε, γενέσθαι Πύρρον τὸν Δήλιον ἁλιέα˙ καὶ πάντα πάλιν μνημονεύειν, πῶς πρόσθεν Αἰθαλίδης, εἶτ' Εὔφορβος, εἶτα Ἑρμότιμος, εἶτα Πύρρος γένοιτο. ἐπειδὴ δὲ Πύρρος ἀπέθανε, γενέσθαι Πυθαγόραν καὶ πάντων τῶν εἰρημένων μεμνῆσθαι. Pherekydes Lehrer des P. s. 7 A 1-7a.
G GELL. noct. att. IV 11, 14. Pythagoram vero ipsum sicuti celebre est Euphorbum primo fuisse dictasse, ita haec remotiora sunt his, quae Clearchus et Dicaearcus memoriae tradiderunt, fuisse eum postea Pyrrum, deinde Aethaliden, deinde feminam pulcra facie meretriciem, cui nomen fuerat Alco. /