3 A 4. ARISTOT. Ath. resp. 1. <Sostiene l'accusa> Mirone; <giudicarono i trecento>, scelti tra le famiglie nobili, dopo aver giurato sulle vittime dei sacrifici. Essendo stato riconosciuto il sacrilegio, i cadaveri dei colpevoli furono gettati fuori delle loro sepolture e la loro discendenza fu cacciata in perpetuo esilio. Poi il cretese Epimenide purificò la città.5* PLUTARCH. Sol. 12. In quel tempo la guerra civile raggiunse il suo punto culminante e il popolo era diviso tra le due fazioni. Solone, grazie alla stima di cui godeva, dette mano ad un'opera di mediazione e, con l'aiuto dei più nobili tra gli Ateniesi, con le preghiere e con gli ammonimenti, persuase i cosiddetti sacrileghi a rendere conto della loro condotta e a sottomettersi al giudizio dei trecento giudici, scelti tra i più nobili cittadini. L'accusa fu sostenuta da Mirone, del demo di Flie: gli accusati furono riconosciuti colpevoli. Quelli ancora vivi furono esiliati, di quelli già morti i cadaveri furono dissotterati e gettati sui monti. Approfittando di queste vicende sconvolgenti, i Megaresi passarono all'attacco e gli Ateniesi persero Nisea e furono nuovamente scacciati da Salamina. Nello stesso tempo terrori superstiziosi e apparizioni si impadronirono della città; gli indovini annunciarono che dall'esame delle vittime apparivano crimini e contaminazioni che richiedevano purificazioni. E così, chiamato dagli Ateniesi, giunse da Creta Epimenide Festio, che è incluso nel numero dei sette sapienti da coloro che non vi includono Periandro. Godeva fama di essere persona cara agli dèi, sapiente intorno alle cose divine ed esperto nelle ispirazioni e nei misteri: onde i suoi contemporanei lo chiamavano figlio della ninfa di nome Balte e il nuovo Curete. Una volta giunto, mettendo a frutto l'amicizia di Solone, molto lo aiutò e lo favorì nella sua opera di legislatore; e infatti rese più sopportabili le spese per le funzioni sacre e rese gli Ateniesi più moderati nella manifestazione del loro lutto, unificando certi sacrifici con le esequie e togliendo quanto di duro e di barbarico praticavano in precedenza la maggior parte delle donne [segue B 10]. E poiché gli Ateniesi, pieni di ammirazione per lui, volevano fargli dono di molto denaro e di grandi onori, Epimenide non chiese altro che un ramo dell'olivo sacro e, ottenutolo, se ne andò [cfr. 31 B 128]. 3 A 4. ARIST. Ἀθ. πολ. 1 ...[I 29. 30 App.] Μύρωνος, καθ' ἱερῶν ὀμόσαντες ἀριστίνδην. καταγνωσθέντος δὲ τοῦ ἄγους αὐτοὶ [Alkmaeoniden] μὲν ἐκ τῶν τάφων ἐξεβλήθησαν, τὸ δὲ γένος αὐτῶν ἔφυγεν ἀειφυγίαν. Ἐ. δ' ὁ Κρὴς ἐπὶ τούτοις ἐκάθηρε τὴν [I 30. 1] πόλιν. PLUT. Sol. 12. ἐν δὲ τῶι τότε χρόνωι τῆς στάσεως ἀκμὴν λαβούσης μάλιστα καὶ τοῦ δήμου διαστάντος ἤδη δόξαν ἔχων ὁ Σόλων παρῆλθεν εἰς τὸ μέσον ἅμα τοῖς ἀρίστοις τῶν Ἀθηναίων καὶ δεόμενος καὶ διδάσκων ἔπεισε τοὺς ἐναγεῖς λεγομένους δίκην ὑποσχεῖν καὶ κριθῆναι τριακοσίων ἀριστίνδην δικαζόντων. Μύρωνος [I 30. 5] δὲ τοῦ Φλυέως κατηγοροῦντος ἑάλωσαν οἱ ἄνδρες καὶ μετέστησαν οἱ ζῶντες, τῶν δ' ἀποθανόντων τοὺς νεκροὺς ἀνορύξαντες ἐξέρριψαν ὑπὲρ τοὺς ὅρους. ταύταις δὲ ταῖς ταραχαῖς καὶ Μεγαρέων συνεπιθεμένων ἀπέβαλόν τε Νίσαιαν οἱ Ἀθηναῖοι καὶ Σαλαμῖνος ἐξέπεσον αὖθις. καὶ φόβοι τινὲς ἐκ δεισιδαιμονίας ἅμα καὶ φάσματα κατεῖχε τὴν πόλιν, οἵ τε μάντεις ἄγη καὶ μιασμοὺς δεομένους καθαρμῶν [I 30. 10 App.] προφαίνεσθαι διὰ τῶν ἱερῶν ἠγόρευον. οὕτω δὴ μετάπεμπτος αὐτοῖς ἧκεν ἐκ Κρήτης Ἐ. ὁ Φαίστιος, ὃν ἕβδομον ἐν τοῖς σοφοῖς καταριθμοῦσιν ἔνιοι τῶν οὐ προσιεμένων τὸν Περίανδρον. ἐδόκει δέ τις εἶναι θεοφιλὴς καὶ σοφὸς περὶ τὰ θεῖα, τὴν ἐνθουσιαστικὴν καὶ τελεστικὴν σοφίαν. διὸ καὶ παῖδα νύμφης ὄνομα Βάλτης καὶ Κούρητα νέον αὐτὸν οἱ τότε ἄνθρωποι προσηγόρευον. ἐλθὼν δὲ καὶ τῶι Σόλωνι [I 30. 15 App.] χρησάμενος φίλωι πολλὰ προσυπειργάσατο καὶ προωδοποίησεν αὐτῶι τῆς νομοθεσίας. καὶ γὰρ εὐσταλεῖς ἐποίησε ταῖς ἱερουργίαις καὶ περὶ τὰ πένθη πραοτέρους, θυσίας τινὰς εὐθὺς ἀναμίξας πρὸς τὰ κήδη καὶ τὸ σκληρὸν ἀφελὼν καὶ τὸ βαρβαρικόν, ὧι συνείχοντο πρότερον αἱ πλεῖσται γυναῖκες. [Folgt B 10.] Ἐ. μὲν οὖν μάλιστα θαυμασθεὶς καὶ χρήματα διδόντων πολλὰ καὶ τιμὰς μεγάλας τῶν [I 30. 20 App.] Ἀθηναίων οὐδὲν ἢ θαλλὸν ἀπὸ τῆς ἱερᾶς ἐλαίας αἰτησάμενος καὶ λαβὼν ἀπῆλθεν. Über den Zusammenhang mit Kreta s. THEOPHR. b. Porhp. de abst. II 21 [31 B 128].